PAULANER
Nel 1627 il Re di Baviera Massimiliano 1° fece giungere dieci
monaci paolani dalla località di Santa Paola, ed offrì
loro ospitalità presso il monastero di Neudeck sul fiume Au,
sugli stessi terreni sui quali ancora oggi si trova la birreria.
L'attività di fabbricazione della birra dei monaci paolani
è menzionata per la prima volta in un atto di protesta risalente
al 1634, indirizzato al principe elettore della Baviera.
I Birrai "laici" intendevano con esso impedire la mescita
della birra Paulaner al di fuori del monastero, in quanto avevano
intuito che di certo, data la sua alta qualità, avrebbero
presto avuto a che fare con la concorrenza.
E così avvenne.
Oggi la Paulaner produce le sue birre secondo le regole previste
dal "Bayerische Reinheltsgebot", l'antico editto del 1516,
il quale prevede che per la birra si usino come materie prime soltanto
acqua, luppolo e malto.
Processi di birrificazione tradizionali e complessi, un alto know-how
tecnologico e periodi di stagionatura oltremodo lunghi, garantiscono
la massima freschezza e costanza delle birre Paulaner.
Le doppelbock, birre scure con gradazione alcolica del 7,5% sono
ottenute da un'accentuata torrefazione del malto. L'origine delle
doppelbock, tipiche della Germania meridionale, viene fatta risalire
ai monaci italiani dell'ordine di San Francesco di Paola (da qui
il nome Paulaner) ospitati durante la Controriforma dall'Elettore
di Baviera. I monaci cominciarono a produrre birra nel 1634 e tra
le altre varietà iniziarono a produrre una specialità
scura e forte, destinata a sostenerli come un "pane liquido"
durante il periodo quaresimale.
Raggiunsero in breve eccellenti risultati, tanto che la Corte di
Baviera nel 1780 concesse loro di vendere quella birra resa scura
e forte da una quantittà superiore (doppel, cioè doppia)
di malto (bock).
Alla loro birra i monaci diedero il nome di Salvator, ma con l'invasione
napoleonica perdettero la proprietà della fabbrica che venne
prima requisita e poi venduta ad un privato che la trasformò
in Paulaner-Salvator-Thomasbraü, oggi più semplicemente
Paulaner Brauerei.
Molte delle birre doppelbock tedesche hanno adottato il suffisso
-ator in onore della capostipite Salvator: si pensi alla Celebrator
di Ayinger, alla Optimator di Spaten o alla Maximator di Augustiner
Meno famosa all'estero, ma altrettanto ineccepibile quanto a qualità,
è la hefe, una Weizen fresca, saporita e dissetante, fra le
prime a far conoscere questo stile al di fuori della Germania.
Hefe-Weizen
Alta effervescenza, poche calorie, con un unico, rinfrescante gusto
fruttato.
Aspetto: autentico stile bavarese per questa birra di grano, naturalmente
torbida e dai toni dorati.
Aroma: Fruttato
Contenuto alcolico: 5,6% per volume.
Oktoberfest-Märzen
Colore ambrato, con una ricca schiuma cremosa, gusto leggermente
luppolato. Stile tradizionale Märzen la Paulaner Oktoberfest-Märzen
è la birra numero 1 dell'Oktoberfest .
Aspetto: Classico stile bavarese Märzen.
Aroma: Profumo di malto e orzo caramellato.
Contenuto alcolico: 5.8% per volume.
Original Munich Premium Lager
Ricca di tutti i sapori naturali e con un piacevole retrogusto
di luppolo.
Aspetto: Colore brillante, birra bionda.
Aroma: Pulito, profumo al luppolo.
Contenuto alcolico: 4.9% per volume.
Premium Pils
Gusto pulito e leggero, con sapore di luppolo in finale tipico
delle Pils.
Aspetto: Colore chiaro, e schiuma densa.
Aroma: Pulito, extra asciutto.
Contenuto alcolico: 5.2% per volume.
Salvator
La prima e sola autentica.
Aspetto: Pulito, colore rosso scuro.
Aroma: Il profumo dolce e affumicato del malto con accenti dei malti
di Hallertau.
Contenuto alcolico: 7.9% per volume.
BIERE DU DEMON
La Bière du Demon viene considerata la birra bionda più
forte del mondo a causa dei suoi 12° alcolici, che attirano tanti
giovani desiderosi di cimentarsi con questa sfida del bere.
Si tratta di una lager doppio malto dal corpo molto pieno, l'aroma
tenue, gusto abboccato, spuma fine di media persistenza, colore carico
dorato, limpido che può trarre in inganno il neofita.
Il gusto abboccato è conseguenza dell'alto grado Plato misurato
nel mosto e indicato sulla confezione: 21,7, il che sta a significare
quasi il 22% di zuccheri presenti prima della fermentazione.
Viene prodotta dalla società Enfant de Gayant che, come altre
birrerie delle Fiandre Francesi, è un' impresa familiare nata
all'inizio del novecento; senza cambiare di proprietà nel
tempo, e' diventata la maggiore birreria indipendente della Francia.
La sua crescita non le ha impedito di puntare su alcuni prodotti
decisamente speciali, tra cui appunto la celebre Bière du
Demon.
E' una lager prodotta a gradazione alta ma non altissima, nella quale
- grazie al lievito selezionato dopo attenti studi - gli zuccheri
sono trasformati in alcool in una percentuale maggiore di quella
normalmente ottenuta: in questo modo si riesce ad ottenere una birra
potente ma non pesante nè stucchevole, ricca ma molto bevibile
e che nasconde in parte la sua forza.
La schiuma nella birra è
fondamentale!
La schiuma infatti funge da filtro protettivo per la birra stessa,
impedendone la perdita di fragranza, di gusto e aroma; e per fare
una buona schiuma è importante il bicchiere adatto, ben pulito
badando bene alla sua sciacquatura;
La birra perfettamente spillata può richiedere diverso tempo
per essere gustabile; ci mette anche cinque - otto minuti prima di
servirla, ma vi assicuro che è un'altra cosa.
Ovviamente tutto dipende anche dal tipo di birra che si serve, dalla
nazionalità e dallo stile:
se la birra servita ad esempio è Belga, la schiuma va normalmente
"spatolata ", va cioè tagliata con una apposita
spatola, ma se questo lo vede un tedesco rischiate la "forca".
La schiuma, in Germania e Austria, infatti deve essere abbondante
e compatta , quasi a formare un cappello sul bicchiere .
Birre invece di origine britannica, sono molto povere di schiuma,
sia per la ridotta quantità di anidride carbonica o azoto
impiegati, sia per tradizione.
Un irlandese o inglese deve veder debordare la birra dal bicchiere
e non arrischiatevi a dargli una birra con troppa schiuma, si sentirebbe
imbrogliato e ve lo direbbe subito.
C'è poi da dire che la maniera di versare la birra ha una
fondamentale importanza per quanto riguarda il rilascio degli aromi
e del classico "cappello" di schiuma di cui parlavamo in
precedenza.
Una volta nel bicchiere, la birra rilascia tutti i suoi profumi che
andrebbero proprio colti immediatamente dopo la spillatura, è
quindi importante annusarla velocemente senza esitare dando una annusata
accurata e delicata con l'obiettivo di identificarne il meglio possibile
il bouquet e la luppolatura.